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Don Mazza e l’arte del ricamo

È stato un importante missionario veronese che nella sua città natale ha lasciato significative eredità, non solo spirituali ma anche educative. Don Nicola Mazza rivive oggi attraverso i numerosi istituti, società, associazioni e un museo, il Museo del Merletto, che sta indagando su una misteriosa coperta.

 

Don Nicola Mazza è nato nel 1790 a Verona da una famiglia di commercianti di stoffe. Grazie alla sua precoce vocazione ecclesiastica diviene sacerdote nel 1814 ed entra nel gruppo di discepoli di San Gaspare Bertoni dediti all’austerità, alla preghiera, alla dedizione ai giovani e all’entusiasmo per le missioni in Africa. Rinuncia ad avere una sua parrocchia per insegnare matematica alle scuole del seminario. Nel 1828 accoglie per la prima volta delle bambine che si trovano in una condizione disagiata e le affida a delle educatrici. Da qui nascerà poi l’Istituto femminile, che avrà parrocchia nella chiesa di San Paolo in Campo Marzio, guidato da laiche consacrate chiamate Cooperatrici. All’interno dello stesso si troveranno, oltre alla scuola elementare, anche il laboratorio di fiori artificiali, una filanda e il laboratorio del ricamo in seta e oro. Verso la fine degli anni Quaranta dell’Ottocento inizia ad accogliere anche ragazze provenienti dall’Africa per avviarle all’insegnamento, alla catechesi e alle attività domestiche, tra cui il ricamo.

È questa l’attività più ricordata di don Nicola Mazza e che emerge anche dalla visita al Museo del Merletto, situato nella omonima via al civico numero 14. Sale arredate con esposizioni dei più pregevoli lavori a ricamo realizzati in seta, oro e argento, bouquet di fiori in stoffa e baco da seta, disegni preparatori, tessuti, strumenti. Tutto converge a creare ambienti d’altri tempi in cui sono esposte delle vere e proprie opere d’arte realizzate con la fine tecnica del ricamo. Una maestria che in parte si è persa perché non ci sono più quei fili, quei tessuti e quella richiesta di avere opere finemente ricamate. Nonostante questo continua l’attività portata avanti dall’associazione “Punti d’incontro” che fa capo al Museo. Tradizione e modernità si incontrano per tenere in vita il ricordo di un’importante periodo dell’arte serica veronese. Dalla visita al Museo si apprende dell’allevamento del baco da seta, della filanda, della tintura e del lavoro finale condotto sulla guida dei cartoni preparatori. Un percorso che si snoda attraverso i progressi tecnici e le vicende storiche dell’Istituto. A condurre i visitatori in questo viaggio nel tempo vi è la maestra Gabriella Gallio che, fino a poco tempo fa, era coadiuvata dalla maestra Angela Mazo, venuta a mancare nel 2009. Era lei che portava avanti la tradizione del ricamo con seta e filo d’oro.

Accanto all’attività museale e di ricamo vi è anche quella della ricerca. Recentemente è venuto alla luce un tessuto ricamato di 2 metri e 60 centimetri per lato che si trovava nel monastero di clausura di Santa Elisabetta delle Sorelle povere di Santa Chiara, sito in stradone Antonio Provolo. Le suore Clarisse riferiscono che il manufatto gli era stato donato da Maria Maddalena Trezza per le preghiere di suffragio. Il reperto, recuperato da Gaetano Zanotto del gruppo giovani di Povegliano, è un’opera unica nel suo genere. Come riferisce Teresa Zaja dell’associazione “Punti d’incontro”, «il manufatto raccoglie in sé tutte le tecniche di esecuzione, il che lo rende molto originale. Il tessuto in lino e la manifattura lo collocano a metà Ottocento ma l’aggiunta del ricamo lo rimandano a un tempo più lontano. Purtroppo – continua Zaja – non ci sono per ora collegamenti con l’Istituto don Mazza ma stiamo continuando le ricerche per capirne di più».

Erika Prandi

Erika Prandi

Mantovana di origine ma veronese di adozione, a Verona ho conseguito la laurea in Storia dell'arte e l'anno dopo mi sono iscritta all'ordine dei giornalisti pubblicisti. Ho iniziato a scrivere collaborando con la Gazzetta di Mantova in vari settori: cronaca, politica e cultura. Sono seguite collaborazioni con altre testate tra cui Exibart e, da settembre 2014, Pantheon Magazine per il quale mi occupo principalmente di cultura. Il mio obiettivo? Informare e dare voce a tutti.
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