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Echi dall’India. Le poesie “del silenzio” di Luca Buonaguidi

Nella serata di venerdì 22 gennaio, presso la Sala Africa, Luca Buonaguidi, poeta e viaggiatore toscano ha presentato il suo diario di viaggio in versi India. Complice il silenzio in un suggestivo reading, voluto e promosso dalla libreria Gulliver di via Stella.

La poesia, in alcuni casi, può pretendere di farsi preghiera. Non ci riesce sempre, ma per fortuna nostra, qualche volta si svela davvero in tutto il suo deciso abbandono.

E’ il caso di India. Complice il silenzio (Italic, 2015). Il suo autore ha visitato Sri Lanka, India, Bhutan, Nepal, Tibet e Kashmir, e li ha stretti nello spazio conciso di 28 poesie. In questo modo, Luca Buonaguidi ha trattenuto l’eco religioso dei luoghi che ha conosciuto nei cinque mesi del suo peregrinaggio in solitaria.

Nell’incontro, che si è tenuto venerdì 22 gennaio presso la Sala Africa, permesso dall’impegno gentile di Luigi Licci dalla libreria Gulliver Travel Books di via Stella, da 25 anni punto di riferimento scaligero per la letteratura di viaggio, Buonaguidi si è cimentato in una lettura, a tratti, davvero commovente.

Pistoiese, classe 1987, Luca è partito per il subcontinente indiano nel 2013, “senza nessuna precisa intenzione”, sulle spalle l’unico alleato: uno zaino giallo, che, ci confida, porta appresso sempre, nei viaggi lunghi come in quelli brevi e quotidiani.

E’ partito leggero ed è tornato, quasi, senza peso alcuno. “Mi sento a casa/ e mi sento appena”, così scrive a Rishikesh, il luogo che tiene nel cuore, porta privilegiata per l’Himalaya.

Più che un racconto, l’opera di Luca è “un’esperienza dell’India” per rubare le parole a Moravia, che visitò il paese nel 1961 assieme a Pasolini e ne affrescò le suggestioni in Un’idea di India.

La sento, ecco tutto”, diceva il padre de Gli Indifferenti a proposito del paese, e così è parso ai tanti venuti, presso la sala dei Missionari Comboniani, ad ascoltare il poeta toscano.”L’ambrosia dei giorni” trascorsi si è srotolata con dolcezza dietro le foto in bianco e nero scattate dall’autore, vero e proprio “appendice emotivo” del suo percorso.

Ma, bisogna tenerlo a mente, India. Complice il silenzio è un resoconto in versi per fuggire la prosa facile dell’emozione. “Una piccola gemma in quel mare di diari di viaggio poco originali” che affollano i ritorni di tanti. Come ha sottolineato, a più riprese, Luigi Licci che tra gli scaffali di Gulliver ha già fatto posto alla raccolta del giovane.

Una voce poetica fievole, la sua. Che pare sfidare i mille scomposti chiassi del paese che tenta di raccontare.

L’India è rumore pressante, prolisso che sembra trovare un qualche, fugace riposo nelle pagine di questo libricino edito nel 2015 dalla casa editrice Italic. Un viaggio creativo propiziato dal silenzio, come precisa il sottotitolo alla raccolta.

Qui, il verso diventa “cassa di risonanza di senso” e scorge nel costante esercizio del togliere la forza della sua narrazione. Un tentativo, in ultima analisi, non di sintesi, men che meno di semplificazione, ma di fragile comprensione

La sua ultima fatica letteraria arriva dopo infinite letture poetiche-nel suo olimpo contemporaneo tiene Pierluigi Cappello, per dirne uno- e viene dopo due raccolte pubblicate I giorni del vino e delle rose (Fermenti, 2010) e Ho parlato alle parole (Oèdipus, 2014).

E’ abbastanza per parlare con un dio?“. Questa la domanda che Buonaguidi si chiede quando lascia cadere le sue strofe sulla pagina. In fin dei conti la poesia è l’ultima cosa che ci è rimasta per parlare con il cielo, senza scomodare la preghiera.

Davanti a un bicchiere di vino, Luca si scioglie nei ricordi indiani. Ci parla della rabbia diversa degli Intoccabili. Che ha le fattezze di una frustrazione incompleta, perché transitoria. Nella prossima vita andrà meglio, pensano. E questo salva loro se non l’esistenza, “almeno l’umore“.

Ma il giovane toscano ci spiega anche come quella che per noi è miseria, per loro è povertà; e sono sfumature che contano. Ci svela poi di alcune notti del tutto surreali che ha trascorso durante il viaggio, praticando il CouchSurfing ( servizio di scambio di ospitalità, ndr) nei luoghi più intimi dell’India,  ovvero nelle case di chi la abita.

Conclude la nostra chiacchierata con il fascino del suo nuovo progetto: il Giappone.

Nell’attesa di ripartire per vedere “l’incredibile giardino zen del tempio di Kyoto“, Luca vive in un piccolo paese dell’Appennino tosco-emiliano. “Siamo dieci persone in tutto”, ci confida con il sorriso.

Per scoprire qualcosa in più www.carusopascoski.com

Miryam Scandola

Miryam Scandola

(Felicemente) montanara per via del papà, milanese per colpa, si fa per dire, della mamma.
Una laurea in Lettere fatta d'impulso, per ragioni che vanno da Cesare Pavese e prendono dentro pure Albert Camus.
Legge perché le piacciono le parole, viaggia quando le mancano.Scrive perché è un modo di ascoltare. Ama (ed esagera con) le parentesi perché sanno trattenere le sfumature.
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