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Francesca Gaspari, l’amazzone delle due ruote

Un amore nato a 19 anni  ad un passo da un incidente, quello della veronese Francesca Gaspari per la moto. Un sentimento fattosi strada tra tante passioni, che l’ha portata sulle dune del Sahara, sui circuiti a testare bolidi giapponesi e a correre a fianco di icone della storia del motociclismo sportivo. Oggi è test rider e guide rider freelance, spesso anche per Kawasaki.

 

Pur essendo un sostantivo femminile, la “velocità” non ha sesso. Francesca Gasperi, fotografa, videomaker, giornalista pubblicista veronese, è una donna letteralmente innamorata delle due ruote. Lo trasmette con ogni parola indirizzata verso quel mezzo, la moto, che utilizza non solo per passione, ma anche e soprattutto per lavoro.

«Tutto è partito per caso, a 19 anni» ci racconta, «Ero passeggera di mio fratello, al rientro da un viaggio in Grecia: lui si addormentò in autostrada e, arrabbiata per aver sfiorato una tragedia, decisi di acquistare la mia prima moto, una Honda XL 125. Se doveva accadermi qualcosa, volevo fosse per mano mia: così è partita la mia avventura su due ruote». Francesca è stata istruttrice federale di guida sportiva in pista, scrive tuttora per la rivista “Motociclismo” e collabora come tester, è test rider e guide rider freelance, spesso impiegata in Europa da Kawasaki.

Lavoro e passione, il confine è sfumato. Avventura è una parola che entra spesso nelle sue frasi, quelle di una persona a cui piace vivere, viaggiare e fare esperienze emozionanti. Costretta quindi ad accettare anche il lato ruvido delle due ruote: «Dopo le prime dieci cadute ho deciso di non contarle più. Gli infortuni però si ricordano: significano non poter guidare. Ricordo quando in Francia, per non spaventare mio figlio che era in sella col mio compagno, strinsi i denti fino al pronto soccorso, dove mi diagnosticarono una frattura scomposta al polso. Il medico mi chiese come avessi fatto a guidare per 90 km in quelle condizioni».

Tanti amano il motociclismo per il senso di libertà che sa dare. Per Francesca il discorso è diverso: «Sono libera anche quando fotografo o quando sto con mio figlio. A me invece piace giocare con la moto. Motore, sospensioni, velocità, frenata, uscita e entrata in curva, salite: c’è sempre da imparare, non si finisce mai».

Quindi, sempre sulla strada, anche all’estero. Un amore che si concilia con la passione per i viaggi. Francesca ha partecipato alla Desert Logic 2008, gara in quel Sahara tunisino che adora; tra qualche giorno partirà per Siviglia per una presentazione; è reduce dal festival motociclistico di Glemseck 101, dove ha corso al fianco di icone come Troy Corser e Carl Fogarty. Un altro idolo è Valentino Rossi: «Dopo uno degli ultimi titoli mondiali voleva festeggiare a Misano assieme ai fan. Ero tra gli istruttori che lo scortavano, su Yamaha, con centinaia di motorini che cercavano di sorpassarci per avvicinarlo. In quell’occasione mi accorsi di quanto fosse una persona e un pilota speciale. Io non idolatro nessuno, ma lui ha qualcosa di speciale».

Sentendo tutti i suoi racconti, così vivi e pieni di colore, viene quasi da dimenticarsi che Francesca è anche altro. Tra famiglia, lavoro e passioni, ci sarebbe di che impazzire: «Non credo di avere schemi mentali. Per questo mi piace cambiare ogni giorno, incastrare gli impegni nei buchi di tempo». Anche a costo di sembrare totalmente fuori dal comune, come ogni donna alle prese con attività considerate non femminili: «Credo di essere considerata solamente come una mamma un po’ particolare, tutto qui. L’essere femminile è una cosa che viene da dentro: non sono i pantaloni che porti, le scarpe che usi, quello che fai… Essere donna è la tua anima, quello che hai dentro. Non è l’abito».

Una donna speciale, Francesca Gasperi, che racconta i suoi ricordi con la passione di chi li riesce a rivivere, che si emoziona parlando di enduro e di Kawasaki H2R. Una donna che ti dedica tutta la sua attenzione per il tempo dell’intervista.  Perdi per un momento il contatto con i suoi occhi azzurri solo quando si sente il rombo del motore della due ruote dell’impiegato dell’ufficio accanto che va in pausa pranzo.

 

Emanuele Pezzo

Emanuele Pezzo

Pubblicista dal 2014, inizia a collaborare con Pantheon nell'autunno dello stesso anno, partendo con articoli di argomenti vari. È appassionato di sport e cerca di seguirlo nelle sue molteplici forme; dal 2006 ne scrive per testate cartacee e online. Quando possibile cerca pure di praticarlo, sempre e solo per puro divertimento. Ama il cinema, soprattutto quello horror e di fantascienza, non disdegna le serie tv, adora i fumetti italiani e la musica rock alternativa.
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