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Intitolata a Girolamo Caliari la biblioteca civica di Borgo Roma

Sabato 22 ottobre si è tenuta la cerimonia di intitolazione della biblioteca civica di via Porto Tolle a Borgo Roma all’eroe veronese del Risorgimento italiano Girolamo Caliari.

 

È stata intitolata all’ingegnere e patriota, protagonista del Risorgimento italiano, Girolamo Caliari, la biblioteca civica in via Porto Tolle a Borgo Roma. Alla cerimonia, tenutasi lo scorso sabato, hanno partecipato anche il pronipote Raimondo Caliari, autore del libro sulla famiglia Caliari ‘L’Albero dalle Foglie irrequiete’, il presidente della 5ª circoscrizione Alberto Caliari, il presidente di Agsm Fabio Venturi e gli alunni della classe 5ª della scuola primaria Giuliari.

“Un veronese che, animato dall’amor di patria, ha partecipato attivamente a momenti storici importanti della nostra città e della nazione – ha detto l’assessore allo Sport Alberto Bozza – adoperandosi fattivamente nelle guerre risorgimentali e, dopo la campagna del 1848-49, collaborando con il ‘Comitato Rivoluzionario Veronese’ nella diffusione delle cartelle di prestito che Mazzini emetteva per raccogliere fondi per ‘la giusta causa dell’insurrezione’; un impegno – conclude l’assessore – per cui subì la carcerazione e la dura persecuzione della polizia austriaca ”.

Girolamo Caliari. Nato a Verona nel 1805 discendente dell’antica casata che aveva dato al mondo i celebri pittori veronesi, fu studioso di scienze matematiche e si laureò in ingegneria a Padova, applicandosi poi all’architettura ma in particolar modo all’idraulica.

Impegnato attivamente nelle guerre risorgimentali collaborò con il ‘Comitato Rivoluzionario Veronese’, per cui fu arrestato nel 1852 e rinchiuso a Mantova. Amico di Carlo Montanari, ne condivise con lui la lotta contro il giogo austriaco e la carcerazione alla Mainolda, con la confisca dei beni e l’inizio di patimenti della moglie e dei suoi figli. Per tutto il tempo che durò in Verona il dominio straniero, fu perseguitato dalla polizia austriaca; nemmeno la libertà nel 1866 portò conforto al suo animo nobile e idealista. Gli ultimi anni di vita trascorsero tra stenti e rassegnazione, nell’indifferenza generale, dopo una vita vissuta con lealtà, coerenza, sacrifico per la realizzazione di quel sogno di libertà che tanti italiani avevano atteso e creduto possibile. Morì nella città scaligera nel 1873.

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