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La musica dei The Matt Project

C’è Prince, ci sono i Led Zeppelin e fanno capolino pure i Beatles. Tante influenze per uno stile unico, fresco e decisamente orecchiabile.

di Marco Nicolis

 

A volte buttare un occhio su un post di Facebook, su un volantino, oppure raccogliere un semplice invito ad una serata con musica dal vivo può dimostrarsi molto più piacevole di quanto si immagini. Infatti, quasi per puro caso, ho avuto recentemente il piacere di incontrare un gruppo molto interessante che propone una musica fresca, giovane e divertente. Ne sono rimasto così colpito che ho voluto parlarne anche con voi di questi The Matt Project.

Inizialmente posso dirvi che stiamo parlando di un sound che si mescola tra soul, funk e pop, con decise influenze rock. Per rendere l’idea parliamo di uno stile che può prendere in parte spunto dalle idee del compianto Prince oppure dal rock targato Led Zeppelin o dal classico suono dei Beatles.

The Matt Project nasce nel 2012 dalle idee di Matteo Breoni e Carlo Poddighe, rispettivamente batterista e “polistrumentista” (Carlo si divide infatti tra voce, basso e chitarra). Un progetto cresciuto originariamente grazie alle idee dei nostri due musicisti, supportate da collaborazioni con altri artisti del panorama musicale e dall’aggiunta di cover di grandi pezzi della musica internazionale. The Matt Project si è poi ulteriormente allargato con l’ingresso di Jury (terzo classificato ad X-Factor 2009), anch’egli polistrumentista e cantante, portando a tre i componenti della band.

Dalla sua nascita del progetto ad oggi, sono tre i dischi targati The Matt Project, rispettivamente due album e un live. Il primo lavoro nasce tra l’Italia e gli Usa. Infatti la registrazione avviene all’interno del Poddighe Studio, il laboratorio di Carlo Poddighe. Poi, finite le registrazioni nel Bel Paese, biglietto aereo alla mano, il lavoro è stato successivamente mixato e completato a New York grazie alla collaborazione di Steve Greenwell, il quale ha lavorato tra  gli altri con artisti del calibro di Joss Stone. Alla fine eccolo qui, l’italo-americano “It makes…” prende vita. La spola America – Italia però si ripeterà anche per “Tripping Out”, secondo album della band mentre “Live in New York City”, come dice il nome d’altronde, è stato registrato interamente nella Grande Mela, sul palco del Bitter End, uno dei locali che hanno fatto la storia della musica americana. Oltre a un sound coinvolgente, anche i testi dei pezzi non contengono mai banalità o meglio, parlano di vita vissuta, di temi delicati come l’ambiente e il suo sfruttamento oppure si rifanno alla velocità e a caos che il nostro tempo impone all’essere umano. Quindi musica di qualità, testi mai scontati.

Ora il prossimo passo sarà un nuovo album che uscirà a breve, l’attesa sarà solo di qualche mese. Infatti, tra aprile e maggio uscirà il quarto lavoro della band. Tra i nuovi pezzi alcuni sono già stati proposti al pubblico che, a quanto pare, li ha apprezzati. Segno che quanto di buono fatto fino a qui non è stato dimenticato. Info

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