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Lo spazio e la vita segreta che (forse) nasconde

Da ragazzo restava con gli amici a guardare il cielo fino a tarda notte nella speranza di individuare qualche satellite artificiale. Oggi, Alessandro Bressan è uno dei migliori astrofisici italiani.

di Federica Lavarini

Il 22 febbraio 2017 la NASA ha annunciato l’esistenza di un sistema extrasolare lontano 39,5 milioni di anni luce dalla Terra: si chiama Trappist 1, dal nome del telescopio situato nel deserto cileno di Atacama che l’ha rilevato, ed è costituito da una stella attorno a cui orbitano sette pianeti. Una notizia che per un attimo ha fatto sobbalzare non solo scienziati e appassionati di astronomia e fantascienza, ma anche le persone che non seguono assiduamente le vicende della volta celeste.

L’esistenza di vita su altri pianeti oltre alla Terra è una possibilità che da sempre l’uomo ha voluto esplorare: nei millenni passati in maniera più filosofica e teorica, in tempi più recenti in modo più concreto grazie all’evoluzione della tecnologia e delle conoscenze. È un sogno che la scienza non può escludere diventi realtà in un futuro remotissimo e che per ora contribuisce al progresso dell’umanità in senso ampio.

Detto questo, forse non molti sanno che uno scienziato nato a Verona, Alessandro Bressan, si occupa da anni di studiare stelle e galassie, insegna astrofisica alla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste e collabora con l’Università di Padova e l’Osservatorio Astronomico di Padova (INAF). Qui, ci descrive le caratteristiche di questa scoperta e il significato per la ricerca scientifica.

Come si è riusciti a vedere Trappist 1?

Con il “metodo dei transiti”, ovvero nell’osservare la diminuzione di luminosità apparente della stella quando uno dei suoi pianeti passa di fronte alla sua superficie brillante, oscurandola di una piccolissima frazione. È quello che avviene, per esempio, quando Mercurio, il pianeta più vicino al Sole, transita di fronte al disco del Sole.

Quali sono le caratteristiche di questo sistema extrasolare?

Trappist 1 è una stella “nana ultra-fredda” perché è molto più piccola del Sole – la massa è inferiore a un decimo – e con una luminosità inferiore a un millesimo rispetto alla stella che illumina il pianeta sul quale viviamo. Queste caratteristiche rendono l’effetto dell’oscuramento dovuto al transito dei pianeti molto più forte di quello che si osserverebbe se la stella fosse simile al Sole. Al momento non è possibile determinare la presenza di acqua sulla superficie di questi pianeti o stimarne la possibilità.

Che cosa ha pensato quando è stata data la notizia?

La particolarità del sistema Trappist 1 potrebbe diventare una norma. La scoperta del sistema con sette pianeti di dimensioni simili alla Terra potrebbe essere stata solo una felice circostanza, ma le stelle con massa minore di quella del Sole sono la maggioranza e a una distanza di circa quaranta anni luce ne contiamo già migliaia. È quindi certo che il prossimo futuro sarà ricco di scoperte di questo tipo.

Qual è il ruolo dell’astrofisica italiana nel contesto internazionale?

Direi fondamentale: abbiamo avuto e abbiamo molti personaggi di spicco e giovani ricercatori con idee originali ma una delle difficoltà maggiori è quella di proteggere queste idee e di realizzarle all’interno del nostro contesto oppure di proporle all’esterno sulla base di finanziamenti sicuri e continuativi.

Perché siamo così interessati a capire se c’è vita su altri pianeti? 

Il problema dell’esistenza della vita in altri pianeti è una curiosità fondamentale dal punto di vista sia scientifico che umanistico. Una domanda che da sempre affascina l’umanità ma che non ha ancora avuto risposta. Per la scienza rispondere a una domanda significa poter essere in grado di riprodurre il fenomeno. La ricerca della vita in altri ambienti fa parte del cammino verso la risposta e dovrebbe prepararci ad inquadrare la nostra esistenza in un contesto ancora più generale di quello a cui siamo normalmente abituati.

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