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Melania Gabbiadini: a tu per tu con la calciatrice bergamasca

Capitana pluripremiata dell’AGSM Verona calcio femminile e della Nazionale, con la quale ha tagliato il traguardo delle 100 presenze. Sorella d’arte di Manolo, recentemente approdato al Southampton, Melania testimonia un talento genetico e una passione nata in famiglia.

di Ingrid Sommacampagna

Quanto è difficile essere calciatrice donna in Italia ?

Essere donna, ottenere risultati, correre tanto e forte in un Paese in cui conta solo il calcio maschile, non è facile. Ma Melania Gabbiadini, bergamasca di Bolgare, classe 1983, è diventata una delle più forti calciatrici italiane e da anni, con i suoi grandi risultati a livello nazionale ed europeo, arricchisce lo scenario sportivo veronese con il suo talento e il suo carisma. Il calcio femminile è difficile da far capire agli uomini,  non riceve la stessa visibilità e autorevolezza, nonostante sia appassionante e pulito. Differenze in termini economici, ma anche di visibilità, di sponsor, di spazi e attenzione sui media. C’è da lavorare molto e con pazienza, ma le donne anche in questo sanno fare squadra.

Melania, quali sono stati i più grandi riconoscimenti che ha ottenuto nella sua carriera fino ad oggi?

Il più grande e più importante è stato entrare nella “Hall of Fame” del Calcio italiano, perché essere accostata a grandi nomi quali Maradona, Falcao, Paolo Rossi…  è una cosa che ancora oggi mi rende incredula. Poi ce ne sono stati altri, come il “Pallone Azzurro”, il Premio “Miglior giocatrice italiana” per tre volte consecutive e, anche se non è personale, la vittoria di due scudetti.

Ha cominciato a giocare a nove anni,  chi le ha trasmesso questa passione?

Tutta la famiglia giocava a calcio, da mio padre, ai miei zii e cugini, quindi è stata una cosa naturale avvicinarsi a questo sport. Vedendo poi quello che ho fatto fino ad oggi e i risultati che anche mio fratello è riuscito a raggiungere, credo che, alla fine, sia proprio una questione di Dna.

La famiglia è stata importante nel suo percorso?

Sì, ho sempre avuto l’appoggio di tutti, mi hanno costantemente seguita e incoraggiata da quando ho iniziato, sia sui campi che nelle scelte personali.

Gli obiettivi per il futuro?

Penso a quello che sto vivendo ora. Voglio finire una discreta stagione con il Verona, perché fino adesso abbiamo tentennato un po’.  Mi capita anche di riflettere su quello che vorrei fare nella mia vita fuori dal campo. Sicuramente mi piacerebbe allenare i bambini, riuscire a trasmettere loro la vera passione per il calcio e i valori che lo sport può insegnare. Negli allenatori dei settori giovanili, vedo oggi purtroppo solo troppa smania di vincere.

Da piccola, ancora prima di avere un ruolo nella squadra, si sentiva già tagliata per il ruolo di attaccante?

Ho sempre fatto l’attaccante, mi sono sempre trovata a puntare la porta, ma non solo per il gusto di fare goal. Provo gusto anche nell’assist e sono felice quando faccio segnare una compagna. Sono sempre stata negata per il ruolo di difensore perché anche tuttora… è meglio che stia il più lontana possibile dalla mia porta!

In Italia c’è discriminazione nei confronti del calcio femminile?

C’è ancora una mentalità maschilista che pensa solo a quello che riescono a fare i nostri colleghi. Tanta è la differenza e c’è molto da costruire, perché è difficile far credere che anche noi possiamo far qualcosa. In questi anni le cose stanno cambiando, ma ci vorrà molto tempo ancora per arrivare all’altezza di altri Paesi Europei e oltreoceano. Ma noi calciatrici abbiamo dimostrato che anche in questo caso sappiamo far gioco di squadra e che, al di là dei Club di appartenenza, camminiamo tutte nella stessa direzione, quella di far crescere qui in Italia il calcio femminile.

Suo fratello Manolo ha seguito le sue impronte, e ancora oggi, lei è il suo punto di riferimento?

Abbiamo tanti anni di differenza, e quando lui era piccolo, veniva sempre a vedermi. Credo però che se anche non avessi giocato a calcio, lui avrebbe comunque intrapreso questa strada, perché ce l’ha dentro. Mi ha sempre seguita e ho cercato di essere un modello per lui, e me lo ha confermato un sacco di volte. Ne vado fiera.

La sua ex collega Patrizia Panico, prima nella storia, ha appena debuttato come CT della Nazionale Under 16 maschile. Entrambe attaccanti, per anni in cima alla classifica capocannonieri. Amiche o rivali?

No, rivalità non c’è mai stata. Anche perché in campo siamo molto diverse e le nostre caratteristiche tecniche ci hanno sempre permesso di mantenere una nostra forte identità. Abbiamo sempre lottato entrambe per la squadra e c’è stata e rimarrà una grande stima reciproca.

 

Guarda la video intervista su www.verona-pantheon.com

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